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I prodotti ortofrutticoli devono possedere requisiti di sostenibilità sempre più difficili da soddisfare con i sistemi colturali tradizionali. L’orticoltura moderna, oltre al dovere assicurare forniture costanti, standardizzate, ad alta salubrità, deve anche risultare sostenibile economicamente ed ecologicamente.

Se i consumatori, attraverso l’industria agroalimentare e la grande distribuzione, richiedono prodotti con forma e sapore specifici, sicuri dal punto di vista sanitario e disponibili tutto l’anno, i produttori, oltre a considerare i problemi di natura agronomica, devono ormai agire in un contesto economico fortemente competitivo, in molti casi su terreni sfruttati da decenni, e con l’imminente esigenza di curare gli aspetti ambientali.

Diversi ortaggi che circa 25 anni fa venivano coltivati esclusivamente in pieno campo vengono ormai prodotti in serra, spesso in idroponica. Tra le diverse tecniche di coltivazione idroponiche, quelle senza substrato (NFT) o con quantità minime di substrato (Floating, ebb and flow) sono particolarmente sostenibili non solo in termini economici e ambientali, ma anche per la possibilità di controllare costantemente livello, qualità e precocità delle produzioni attraverso un attenta gestione degli input (acqua, fertilizzanti, condizioni di luce, temperatura, umidità, ecc.). Considerando che si assiste anche ad un drastico aumento della densità d’impianto per uno sfruttamento ottimale delle aree coperte, e che vengono utilizzati impianti di fertirrigazione a ciclo chiuso senza percolazione, spreco di fertilizzante o inquinamento del terreno, tali sistemi colturali risultano i più sostenibili per il futuro.